London 1930…

Tutto ha inizio nella Londra degli anni 30…

Londra

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Published in: ambientazione | on October 19th, 2007 | No Comments »

Un paziente e la sua cura

È un pomeriggio come tanti al Red Rifle Club.

Alfred e Archibald scivolano senza far rumore fra le poltrone di velluto e i tavoli in legno di noce servendo drink e soddisfacendo le innumerevoli richieste degli oziosi membri del club. Al loro passaggio la densa cortina di fumo di pipa, sigaro e sigaretta si avvolge in ampie volute, riassestandosi poco alla volta, fino a che un altro vassoio viene portato infrangendo nuovamente la tranquillità della nuvola.

Gli splendidi fucili, simbolo del nome e del prestigio del club, sono appesi in bella vista in ogni parete del locale. Il loro metallo brunito, meticolosamente lucidato ogni mattino dal personale del Club, riflette fieramente la luce della lampade elettriche recentemente installate. Due di essi, disposti a croce, svettano al di sopra di un grande camino scoppiettante, vegliando silenziosamente sulla conversazione dei facoltosi signori adagiati sulle poltrone che circondano il focolare. Mi correggo: signori e signore. Questo prestigioso Club è infatti l’unico del Regno, se non addirittura dell’Impero, a poter vantare una presenza femminile nel suo organico; fatto che ne dimostra il suo dinamismo e avanguardia. La giovane donna dal volto diafano e dall’aria altera che sorseggia un raro the nero proveniente dallo Sri Lanka si chiama Ophelia Bedingfield. Di fianco le siede Jonathan Redstone, proprietario della Redstone Aircraft, azienda produttrice di motori e parti di ricambio per aerei, arricchitasi enormemente durante la Guerra.

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Published in: la vicenda | on October 26th, 2007 | 4 Comments »

L’eminente scienziato

Il grande salone di villa Redstone è gremito di persone. La moglie di Jonathan, come al solito, ha organizzato le cose in grande. Mentre un quartetto d’archi intona soave musica da camera, innumerevoli camerieri scivolano fra i membri più in vista della società di Londra consegnando calici colmi di champagne e prelibate tartine. Le immense vetrate riparano gli ospiti dalla pioggia incessante che affligge la città da qualche giorno, facendo godere ancor più del calore sviluppato dai grandi caminetti e coprendo, in parte, il composto brusio delle conversazioni degli ospiti.

Una delle personalità più importanti tra gli invitati, l’ambasciatore inglese nelle Indie, sta intrattenendo una lunga (e noiosa) conversazione con il padrone di casa, Jonathan Redstone che, da parte sua, non può certamente sottrarsi alle attenzioni di un così distinto personaggio.

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Published in: la vicenda | on October 31st, 2007 | 2 Comments »

Fantasmi del passato

Ophelia si aggira irrequieta per la casa; il lumino che regge nella mano sinistra sembra fare meno luce di quanta dovrebbe, generando tetre ombre fra gli antichi soprammobili che giacciono sul comò del lungo corridoio che conduce alla sua camera. Il già debole scalpiccio dei suoi passi leggeri è attutito dall’incessante battere della pioggia sul tetto. Ophelia avverte un opprimente senso di disagio che non riesce a scacciare.
Quando finalmente si decide a coricarsi rimboccandosi le coperte fino al naso, sente uno scricchiolio proveniente dal piano di sotto. Si alza di scatto, afferrando l’attizzatoio appeso alla piccola stufa in cui la brace sta ormai spegnendosi. È quasi paralizzata dalla paura ma decide comunque di dirigersi verso la porta aperta. “Eppure ero sicura di aver chiuso…” pensa la ragazza.
“Ophelia…”
È solo un sussurro, ma nel silenzio risuona come un grido lontano. Ophelia non riesce a trattenere un urlo di terrore.
La porta! Doveva chiudere la porta! Scrollandosi di dosso la paura corre verso la porta mentre un pensiero, proveniente dai meandri più reconditi della sua memoria, si apre un varco nella sua mente.

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Published in: la vicenda | on November 9th, 2007 | 1 Comment »

La tragedia

AsylumÈ stata una notte difficile per William, tormentato dal senso di colpa per quello che è successo. Lungo il corridoio che conduce alla stanza di Karl, ripensa all’accaduto, cercando di riordinare le idee.
“Sono stato uno sciocco. Non avrei dovuto portare il Dottor Mung da Karl! Dovevo immaginare che quel ciarlatano fosse in qualche modo responsabile del suo attuale stato mentale. Avrei dovuto affrontarlo personalmente e interrogarlo; invece io l’ho condotto direttamente dalla sua vittima. Povero Karl… era terrorizzato dalla sola presenza dell’ipnotista, chissà cosa gli ha fatto passare quell’uomo!
E se invece mi sbagliassi? Se il Dottor Mung avesse veramente cercato di aiutare Karl tanti anni fa, senza però riuscirvi?
Ma no! Non è possibile, ho visto i suoi occhi, quando gli ha ordinato di sedersi. Era sorpreso, ma c’era dell’altro, quasi… felicità. Anzi, soddisfazione! Si, ne sono certo! Il Dottor Mung vuole qualcosa da Karl. Altrimenti perché Karl avrebbe detto che voleva tirar fuori le cose dalla sua testa?

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Published in: la vicenda | on November 16th, 2007 | 2 Comments »

Ritorsioni?

William è seduto nel suo studio ad analizzare per l’ennesima volta le cartelle dei suoi pazienti. L’infermiere Belding, che un po’ si occupa anche dell’amministrazione, entra nel suo studio per consegnargli una lettera. William la prende in mano senza dargli troppo peso, continuando a tenere sott’occhio le cartelle cliniche, poi nota che il mittente è il comitato scientifico della rivista che deve pubblicare un suo articolo, Medicine Nowadays.
“Strano, eppure mi hanno già scritto per dirmi che era stato approvato…”.
Apre la busta e scorre velocemente il suo contenuto mentre l’indignazione gli monta dentro.
L’articolo presenta alcune lacune e non mi specificano quali, ci vediamo costretti a chiederle di rivederlo e in che tempi? e cosa dovrei rivedere? siamo spiacenti ma non potrà essere pubblicato sul prossimo numero della rivista” …
William prende carta e penna, pronto a dar battaglia per il rispetto degli accordi precedentemente stipulati. Una vocina nella sua testa gli instilla il dubbio che dietro a questo spiacevole contrattempo ci sia la vendetta del dottor Mung.
Possibile che sia così influente?
Mentre si ferma a riflettere, con la sua stilografica pronta a vergare vibrate lamentele, qualcuno bussa alla sua porta. La bionda chioma della giovane e timida infermiera Catherine si affaccia nel suo studio.
“Mi scusi dottore, ma abbiamo dei problemi con Martin” spiega la giovane con la voce ridotta ad un sussurro alla vista della faccia scura di William.

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Published in: la vicenda | on November 21st, 2007 | 1 Comment »

Un club molto esclusivo

Carissimo Richard,
mio malgrado sono dovuto partire con la nave del capitano Blade verso il Sud America. La compagnia non ha procrastinato il viaggio come speravi e purtroppo non ho potuto sottrarmi ai miei doveri. Sono doppiamente spiacente della situazione che si è venuta a creare: non solo non abbiamo potuto fare assieme questo viaggio che sognavamo da tempo ma in più devo farlo con Blade per il quale ho sempre provato una malcelata antipatia.
Ti auguro ogni bene e spero di poterti far avere presto notizie di questa traversata.
Reginald Grahaam

Richard chiude la lettera che Alfred, il maggiordomo del Red Rifle Club, gli ha consegnato poco fa. Un misto di rabbia e sollievo lo invadono. E’ vero che è riuscito a sfrancarsi dal temuto viaggio in Sud America ma in un altro momento quello sarebbe stato un ottima occasione per la sua carriera.
“Hai visto Richard? Lo spettacolo del Dr. Mung è stasera” lo richiama Ophelia “Jonathan, ci hai procurato i biglietti vero?” sorride maliziosa la donna all’indirizzo dell’industriale. L’uomo le annuisce, anch’egli perso nei suoi pensieri.

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Published in: la vicenda | on November 30th, 2007 | 1 Comment »

Bagno di folla

Comodamente seduti nelle loro poltrone al Red Rifle Club, i quattro amici stanno discutendo di ciò che Ophelia e Richard hanno visto la sera precedente. Parlottano sottovoce, evitando di farsi sentire dagli altri membri del club ma la discussione si fa presto più animata: William e Jonathan dicono di non riuscire a credere ai racconti che stanno udendo.
Sebbene all’inizio Richard capisca l’incredulità degli amici pian piano un certo nervosismo prende piede.
“Jonathan, devi credermi, non devi più mettere piede in quel posto. Quel che stava succedendo era raccapricciante!”
Ma Jonathan pare dubbioso: forse non sa come tirarsi fuori dal club, forse preferisce far finta che quello che gli stanno raccontando è falso, forse crede davvero che Richard abbia avuto un’allucinazione o si sia inventato la storia. Rimane il fatto però che si chiude in un ostinato silenzio senza voler dar segno all’amico di credergli e di aver apprezzato il suo aiuto.
“Signori…” dice Richard alzandosi, profondamente offeso dall’inaspettata piega degli eventi “ho di meglio da fare che passare il mio tempo con degli ingrati e con chi non crede nella mia parole. Vi saluto e vi auguro buon pomeriggio. Ophelia, a stasera, ci vedremo per lo spettacolo di quel ciarlatano di Mung”.
Detto questo il capitano si alza, destando non poco stupore nei suoi amici. Quella sera ovviamente l’appuntamento doveva essere anche con William, che – non a caso – è stato omesso dall’accordo.

L’imbarazzo aleggia tra i tre rimasti al club. Ma Ophelia ha capito che è meglio cambiare argomento e dopo poco racconta agli altri due quanto lei e Richard abbiano scoperto il giorno precedente presso la casa dei Dove.
“Guardate. Hellen aveva conservato un documento piuttosto importante” dice infine la donna tirando fuori dalla tasca del suo soprabito un foglio sgualcito. Ophelia la mostra agli altri due, mettendola sul tavolino e lo stupore si dipinge sul volto di William.
“Non posso crederci! Che coincidenza straordinaria!”
“Che succede? Cosa hai visto?” chiede Ophelia.
“Capirai non appena ti farò vedere quel che ho trovato ieri” e detto questo William apre la sua borsa da dottore e dopo aver ricercato un po’ al suo interno estrae un foglio, altrettanto vecchio.
“E’ l’altra metà della mappa, Ophelia. L’aveva Anna Ferguson, la figlia del compagno di Karl”
“Togli quei documenti dal tavolo!” intima Jonathan notando la curiosità di qualche compagno del club.
Ma Ophelia ha il cuore in tumulto ormai.
“Dobbiamo scoprire che c’era là, dobbiamo andare in Jugoslavia!”
“E a fare cosa Ophelia? Non sappiamo quali rischi ci attendono” le risponde tristemente lo psichiatra.

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Published in: la vicenda | on December 5th, 2007 | 1 Comment »

Viaggio allucinante

C’è la polizia in casa di Ophelia.

Nel pomeriggio, quando non c’era nessuno, sono entrati dei ladri che hanno messo tutto a soqquadro, in cerca di qualcosa. Dei testimoni hanno visto dei cinesi allontanarsi precipitosamente dalla casa.
La cameriera Brigitte è terribilmente scossa: si sente in colpa per non aver potuto fare nulla. Ma il signor Bedingfield non ha tempo di badare a lei perché un illustrissimo ospite si è presentato alla loro porta, proprio in questo momento di scompiglio. E’ il Dottor Mung che, come spiega, si è precipitato non appena ha potuto per portare conforto.
“Non sapevo che mio padre lo conoscesse” pensa Ophelia osservando l’uomo dalla rampa delle scale che conducono al piano di sopra. D’un tratto Ophelia collega l’inaspettato visitatore all’intrusione dei ladri, correndo in camera sua senza farsi notare.
Cerca frettolosamente nei cassetti, negli armadi, sotto al letto… “Ma dove diavolo l’ho messa?!” borbotta la ragazza tra se e se. Finalmente avvista un involto di stoffa che le è familiare, lo apre e si rincuora vedendo la statuetta di legno. “Se stavano cercando questa, è strano che non l’abbiano trovata.”

“Ophelia!” tuona la voce del padre dal salone al piano di sotto. Ophelia corre per le scale ricomponendosi un attimo prima di varcare la porta del salone. Suo padre e il Dottor Mung sono seduti sulle poltrone attendendo pazientemente il suo arrivo. Non appena la vedono si alzano e vengono fatte le dovute presentazioni.
Dopo alcuni scambi di frasi di cortesia, il Dottor Mung inizia a conversare con Ophelia paragonando l’intrusione nella loro casa a quella che hanno subito i membri del “Bastone da passeggio” il giorno prima. Le chiede persino se conosce Jonathan Redstone. Ophelia capisce dove vuole arrivare il Dottor Mung, ma non abbocca all’esca fingendosi estranea all’accaduto e profondamente dispiaciuta. Quando finalmente l’ipnotista si congeda, lascia cadere “accidentalmente”, un attimo prima di uscire, un brandello della fodera della giacca di Richard, strappatosi mentre scavalcava il cancello del “Bastone da passeggio”.

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Published in: la vicenda | on December 14th, 2007 | 1 Comment »